|
|
 |
Intervista a Maurizio Carpanelli
a cura di Gioia Gardo
|
1. Come hai scoperto in te
l'amore per la pittura?
Avevo 7 o 8 anni quando mio padre mi regalò, non ricordo
per quale occasione, una confezione di colori ad acquerello
per tenermi impegnato durante le mie visite nella sua
sartoria. Fu una rivelazione per me e di qui nacque il
mio desiderio di dipingere.
2. In un panorama artistico che
va sempre più verso l'adozione di tecniche e materiali
non tradizionali, tu hai scelto di fare del figurativo
con tela e pennello. Cosa ci puoi dire in proposito?
Ho riflettuto spesso su questa possibilità del non tradizionale,
ma sono tante e tali le idee che ho ancora voglia di sviluppare
con tela e pennello che non credo sia ancora venuta l'ora
di metterli nel cassetto.
3. I testi di critica sottolineano
spesso la "matericità" delle tue opere. Da cosa nasce
questa tua "esigenza tattile"?
Il "mio materico" ha una funzione fondamentale: aiutare
la luce a rendere più espressivo il quadro. La luce, imprigionata
nei solchi del colore, rende il dipinto più stimolante
all'occhio: gli permette di essere carezzevole quando
la luce è tenue, aggressivo quando è molto intensa. Al
variare dell'intensità luminosa il quadro modifica il
suo apparire, quasi vivesse diversi stati d'animo.
4. E' vero che utilizzi un semplice
pennellino da acquerello per creare le "onde di colore"
dei tuoi quadri?
Utilizzo un unico tipo di pennello per far sì che i solchi
del colore risultino il più omogenei possibile rendendo
armonioso il vibrato così prodotto dalla luce.
5. Hai trattato diversi temi
fino ad oggi, dal paesaggio alla figura umana, alle nature
morte. Quali sono i temi che senti più consoni alla tua
ricerca artistica?
Un po' tutti ma per la stessa ragione: la pittura è per
me essenzialmente uno strumento di conoscenza della realtà
e quindi tutti i soggetti sono importanti nella stessa
misura: il paesaggio contiene in sé, nella sua memoria,
quelli che sono stati i primordi della nostra terra; le
vedute urbane sono un paesaggio arricchito dalle opere
dell'uomo; le nature morte contengono in sé la dolcezza
ed il calore delle cose che sono più vicine a noi; la
figura umana, infine, è forse il tema più affascinante
tra tutti in quanto in essa noi ci rispecchiamo. Sono
sempre più convinto che il fascino di un bel volto dipinto
o di un bel nudo di donna siano irragiungibili per il
loro potere evocativo e stimolo ad una crescita anche
morale.
6. Sapresti farci alcuni nomi
di grandi artisti a cui ti sei ispirato o che pensi ti
abbiano indicato una via?
Ti rispondo solo con alcuni nomi, parleremo un'altra volta
di cosa hanno significato nel mio percorso: Morandi, Guttuso,
Monet, Van Gogh, Cezanne.
7. Una domanda flash a cui rispondere
senza pensare troppo: tre quadri che ti hanno particolarmente
colpito per il loro cromatismo.
"Il caffè di notte" di Van Gogh, "Il tavolo di cucina"
di Cezanne, "I giocolieri" di Picasso.
8. So che quando passi da Firenze
non dimentichi di salutare due grandi anime del passato.
Vuoi raccontarci chi sono e cosa significano per te?
Sepolti in Santa Croce, uno di fronte all'altro, a pochi
metri di distanza, ci sono Galileo e Michelangelo che
io vedo come le espressioni della nostra conoscenza: quella
scientifica e quella artistica. In Galileo è la parte
scientifica, quella in cui l'uomo adopera le sue capacità
astrattive per analizzare la realtà e poter operare su
di essa, principio di tutto il progresso tecnologico che
ci circonda. In Michelangelo è la parte artistica, quella
in cui l'uomo deve adoperare la sua intelligenza e la
sua sensibilità per trasformare la natura in prodotti
(che siano musica come scultura o quant'altro) che ispirino
non solo grandi emozioni ma anche nuovi valori costitutivi
per l'umanità.
9. Hanno detto di te che si intuisce
un tuo traguardo verso l'astratto. Tu cosa ne pensi?
Se per astratto si intende qualcosa di immateriale, forse
è vero ma se si intende qualcosa di informale, allora
lo nego.
Per me dipingere significa "togliere i veli" che avvolgono
la realtà, denudandola per mostrane gli elementi essenziali.
Questa operazione di "svestimento" se toglierà materia
alle cose, ne manterrà sempre comunque l'anima e, conseguentemente,
la forma, che rimarrà riconoscibile.
10. Quali sono i prossimi quadri
a cui pensi di dedicarti?
Sto lavorando ad alcuni nudi di donna, poi ho in mente
di dedicarmi ad alcuni scorci di New York e forse anche
di Venezia. |
 |
|
 |

|
|
|